L’autunno,
almeno sino a che non arrivano le gelate, è periodo di trattamenti
e potature. Ma non per tutti: nelle regioni più fredde, gli
esperti consigliano di aspettare fino a febbraio, quando il clima
diventa più mite e le gemme degli arbusti cominciano a riprendere
vigore. Facile a dirsi, meno a farsi: passeggiando (o per meglio dire,
trascinando sacconi di letame per la preziosa, indispensabile pacciamatura
con cui nel corso dell’inverno le piante si scalderanno e nutriranno)
fra le rose, sotto un pallido ma tiepido sole, è quasi impossibile
resistere alla tentazione di tagliare, anche un po’ troppo vigorosamente,
certi rami disordinati, il rosaio un po’ gracile, quello che
si è ingrandito troppo soffocando le piante vicine o quello
che ha regalato una fioritura deludente nella passata stagione.
Quest’anno ho deciso di non portarmi in tasca le cesoie: nessuna
tentazione. Resistenza inutile: le rose, nessuna esclusa, erano tutte
già potate! Non per opera di un giardiniere ma, come ho scoperto
guardando certi fiocchi cotonosi che adornavano i rami spogli, di
un intraprendente gregge di pecore, che ha scorazzato liberamente
alla ricerca delle ultime, tenere foglie e dei rami più croccanti
e ne ha fatto una scorpacciata. A tutta prima, sconcerto e rabbia:
mi sono vista come Calamity Jane, armata di fucile, ad aspettare al
varco il nemico. Ma… può davvero una pecora essere il
nemico? |

|
|
Vai
alle pagine precedenti
Terminator
Pazze
pazze azalee
La
rosa più brutta
Ancora
storie di amici...nemici
Potare o
non potare? |